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Molto spesso accade che nel giudicare un film, il pubblico si lasci condizionare dalle frasi fatte della critica, dai luoghi comuni di chi sa e non vuole insegnare, dai misteri mai svelati della presunta poetica degli auori, presuntuosamente ritenuti cosa nota, conosciuta, facilmente leggibile o agevolmente decifrabile.
Ma de che? Il Cinema di Cronenberg avrà sì battuto, nel tempo, strade già percorse in precedenza, anche dal regista stesso, ma giudicare il neonato La promessa dell'assassino (Eastern promises) unicamente in virtù dei temi cari al suo autore, mi pare l'antitesi del Cinema (o dell'arte) in quanto tale, nella misura in cui si nega ad un regista la possibilità di rinnovarsi, di crescere, di cambiare, di sviluppare nuove concezioni.
Per cui il paragone con l'ottimo La zona morta (1983) o con La mosca (1987), può giovare a meglio comprendere il film attualmente analizzato, ma di sicuro è deleterio se si pensa che Cronenberg debba necessariamente attenersi alla sua linea di pensiero "classica" e riconosciutagli convenzionalmente come peculiare caratteristica stilistica.
La supremazia dei luoghi, in effetti, continua a rimanere il fulcro della poetica di questo regista. Ma forse muta radicalmente l'utilizzo del mezzo Cinema, o anche della visione della mdp, che diviene una penna, slegata dalla pellicola che incide come un graffito primordiale. Forse Cronenberg ci svela l'era ancestrale di un linguaggio che nasce come segno grafico, che marchia a fuoco la pelle di un corpo già scolpito. L'essenza di un cinema (che un tempo fu un monolito nero, e che oggi diventa un insieme di carne dipinta) che diviene oggetto di venerazione, spunto di riflessione ma anche inaccessibile corpo vitale, essere autonomamente credente e pensante, indipendente dalla volontà dei suoi profeti. Allora la concezione di "zona" che nei suoi film precedenti significava lo speculare senso kafkiano dell'evoluzione interiore, manifestata in maniera del tutto visionaria, allucinata e stralunata nell'imperturbabilità di una casa ferma, di un luogo rappresentato che cambiava nelle atmosfere, ma non nelle forme, qui diventa davvero il tema centrale della sua opera attuale.
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La promessa dell'assassino è un film tatuato, costruito quasi unicamente con la mentalità di una simbiotica fusione fra luogo e uomo. C'è forte empatia fra Londra e protagonisti. Qualcosa che va parecchio nel Cinema attuale. Qualcosa che nasce proprio da Cronenberg (La zona morta). Così mutano i colori, le luci. L'eleganza dei muscoli, rappresentati come segni grafici e non come masse cellulari. Lo stagliarsi delle sagome su corpi giallo cadaverico, sul rosso dello sfarzo e del lusso criminale, sul bianco lattiginoso dell'innocenza e dell'onestà. La vita è scritta, marchiata a fuoco. Come nell'ottima sequenza della sauna, in cui la nudità diventa scontro e conflitto fra un Cinema delle negazioni dinamiche e la mdp mossa come in un balletto sinuoso, sensuale, tribale. Le curve, gli spigoli....i movimenti sinusoidali, angolari di Mortensen, che schiva, colpisce, viene ferito: una penna che traccia sulla pellicola il disegno della vita. Il Cinema che diventa copia della carta. La pellicola che diviene carta fatta di carne.
Pellicola e pelle. Cinema e corpo. La vita per Cronenberg, un film che pulsa di vene, sangue....e inchiostro.
Vedo questo film come un prequel imprescindibile della poetica di Cronenberg, altro che. Ma qualcosa che, invece che spiegare perché, a suo tempo, ci parlo di quelle cose, cerca di suggerirci perché ce le narrò in quel modo. Insomma....è un film che velatamente ci suggerisce la visione del Cinema che ha Cronenberg. Qualcosa di metafisico ed allo stesso tempo materiale. Un Cinema ferito che riesce a riabilitarsi. Un segreto che non ci svelerà mai. Può darsi che sia solo l'esercizio di stile (e di violenta rappresentazione estetica) di un genio della mdp.
Ma a me piace pensare che La promessa dell'assassino sia davvero una metafora del Cinema, come anima e corpo marchiati, dai connotati cambiati, disegnati, incisi. Dall'aspeto rivalutato. Una concezione assoluta e sopra le parti, indipendentemente da tutto ciò che di magnifico questo regista ci abbia raccontato finora.











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