martedì, 19 febbraio 2008
Ore 11:23

imm[2]

Con una liricità capace di evadere dagli schemi del freddo ritratto sociale, in grado di dipingere le immagini con le calde atmosfere fatte di luci rosseggianti (grazie all'ottimo lavoro di Sven Nikvist), di scenografie appiattite e poeticamente malinconiche nella loro avvilente monotonia provinciale, Lasse Hallstrom, oggi celebre per film come Chocolat, ci ha saputo dimostrare che il suo occhio all'antica - iperscrutatore di un universo adolescenziale che si scopre grandioso nella ristrettezza dei suoi opprimenti spazi - sa bene dove cercare, e che la sua sensibilità europea lo può agevolmente porre al centro della sala comandi di tutte le tematiche affrontabili. In effetti Buon compleanno mr Grape è fondamentalmente questo: un'ossessione socio-psicologica, che non ci pensa minimamente ad abbandonare i suoi soggetti. Hallstrom pedina i suoi personaggi, non li lascia un momento ed in questo (ma solo in questo) deve molto al neorealismo italiano. Perché la sua filosofia esclude ogni possibile cambio di scena. Egli vuole i personaggi davanti all'obiettivo, e laddove si butta su qualche panoramica, per quanto magnificamente acquerellata, lo fa per mettere in grassetto la figura dei potagonisti, nel loro contesto quotidiano. Endora non è Endora. Endora è Gilbert Grape (J. Depp), è Arnie Grape (L. Di caprio). E' un posto dove non succede mai niente...e dove non succedrà mai niente. E' il pessimismo di una generazione allo sbando, è il vuoto intorno alle sagome ritagliate da forbici sensibili, che si stagliano su un panorama di piatti ed enormi campi di grano, ma di cui il panorama è il solo ed unico specchio dell'anima.

Quindi il set è Johnny Depp, è Leonardo Di Caprio (i quali, fra l'altro, si superano vicendevolmente nelle commoventi ed incredibili performance che sono stati capaci di regalarci) è la strabiliante Darlene Cates.

Arnie[1]

Ma Hallstrom è troppo legato al fascino di un velato surrealismo bunueliano (anche se non proprio così tanto bunueliano), che inasprisce il contrasto fra bigottismo e libertino, fra popolo ed istituzioni, fra orizzonti e pregiudizi, fra semplice e padantemente borghese...per potersi attenere pedestremente ad un genere banalmente etichettato da chissà chi. Lo scopriremo in Chocolat, ma ad uno sguardo appena più sofisticato, anche in Buon compleanno mr grape, dove quei luoghi che sviscerano l'Io di ogni personaggio dell'opera cambiano, attraverso le immagini, attraverso le didascalie, in forma di sceneggiatura, delle inquadrature, per cui il cielo sopra i campi di grano è, per Gilbert Grape, la solita cappa opprimente, per Becky (J. lewis), al contrario, qualcosa che rende nitidi gli orizzonti di speranza di una gioventù ormai persa in sè stessa. E allora quei luoghi che scompaiono dietro alle sagome dei nostri piccoli grandi eroi (pedinati socialmente e neorealisticamente) ricompaiono e si rivestono di sè stessi, assumendo metaforicamente la valenza surreale di padroni della scena.
Per chi avesse dei dubbi, insomma, siamo ancora una volta di fronte ad una di quelle opere che non hanno generi.

Come tutti i capolavori, piccoli o grandi che siano.